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Esplora l’affascinante mondo dei profumi di nicchia grazie ai nostri originali approfondimenti sul tema. Un percorso fatto di storie e aneddoti con i quali immergersi alla scoperta delle origini dell’arte profumiera.

Profumi di genere: esistono o no?
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Profumi di genere: esistono o no?

Nel corso della mia trentennale esperienza come profumiere, titolare di una profumeria a Roma prima, artigiano creatore di fragranze per Officina delle Essenze e Bottega Profumiera poi, non di rado mi è capitato di imbattermi in questioni riguardanti la connotazione di genere di una fragranza.

Questo è un profumo per uomo o per donna?”. Oppure “sto cercando una fragranza femminile da regalare ad un’amica”. Ogni volta è come trovarsi di fronte una grande vetta insormontabile. Sono moltissime infatti le persone abituate a catalogare i profumi per genere. “Questo è femminile” e “questo è maschile”, proprio come avviene nell’abbigliamento con biancheria intima e scarpe.

Un pensiero tanto comune quanto duro da scardinare, perché derivante da un’impostazione commerciale che dagli anni ‘80 in poi ha bombardato le nostre teste. Ma se parliamo di profumi, ancor più se di profumeria artistica o di nicchia, slegarsi da questo tipo di ragionamento è d’obbligo. Chi si accinge alla creazione di una fragranza lo fa spesso e volentieri partendo da un intreccio di una, due o tre materie prime, al massimo da una tematica olfattiva. Magari un olio essenziale particolarmente pregiato con cui si è venuti a contatto per caso da un nuovo fornitore.

L’emozione dietro la creazione di un’essenza originale vede protagonista l’odore. La sua combinazione con altri odori, insieme a tutte le sfumature che questi intrecci possono condurre. Possiamo paragonare il lavoro del creatore di profumi a quello dello scrittore, dove gli odori sono per il primo come le parole per quest’ultimo. Quando una storia prende forma lo scrittore bravo non pensa al genere del suo lettore, ma si lascia guidare dall’emozione del racconto.

Così l’autore del profumo, che per ideare l’essenza inizia un percorso che non necessariamente lo porterà esattamente dove pensava l’avrebbe portato. Perché ciò che è importante è lasciarsi guidare dall’emozione che scaturisce dalla propria sensibilità. E non importa se il processo creativo di un profumo richiede 3 giorni, 3 settimane, 3 anni o di più. L’importante è avere l’ambizione di creare un qualcosa che non c’era, che non significa solo interpretare in modo originale una nota olfattiva, ma anche sperimentare percorsi innovativi.

Maurizio Lembo a Esxence 2019
Maurizio Lembo ad Esxence 2019

Capirete bene, dunque, perché è essenziale non fermarsi alla distinzione tra profumo maschile, femminile, o unisex. Nello specifico, nel caso delle profumazioni artistiche, dobbiamo anche considerare che gli odori parlano alla sfera emozionale degli individui e si fanno ambasciatori di emozioni, che cambiano da persona a persona.

I profumi sono creati per essere indossati dalle persone. Ed è proprio sull’aspetto profondamente personale, relativo alla percezione del profumo, che il tentativo di catalogazione dentro un genere ben definito rappresenta un modo improprio di rapportarsi con esso.

Ingabbiare una fragranza dalle molteplici sfaccettature dentro il perimetro chiuso della categoria uomo/donna non solo sminuisce il frutto dell’atto creativo, ma impedisce in qualche modo di esplorare le molteplici possibilità che la sfera emozionale di ognuno di noi è in grado di percepire all’interno di quel profumo. Insomma, sarebbe come affermare che un libro di avventure sia prerogativa esclusiva di un pubblico maschile, quando sappiamo bene che la realtà è ben diversa.

Parlando di profumo, poi, possiamo aggiungere che l’interazione che le essenze hanno con la pelle di ogni singola persona sono uniche. La stessa fragranza può assumere tonalità differenti da persona a persona. E questo rende ancor più vana l’abitudine del “catalogare”.

Stand di Officina delle Essenze ad Esxence 2019

Io penso che il profumo sia come un viaggio. Una scoperta da esplorare senza preconcetti o condizionamenti. Il mio consiglio è quello di prestare attenzione alle emozioni che quell’odore ci suscita, capire cosa ci ricorda, cosa ci ispira.

A questo punto credo di dover rispondere alla domanda che vi starete facendo e che ho accennato nel preambolo iniziale? Se davvero i profumi non devono essere catalogati per genere, perché ogni giorno veniamo bombardati da messaggi che ci comunicano l’esatto opposto?

La risposta è molto semplice: marketing! Dalla metà degli anni ‘70 la profumeria ha subito un processo di industrializzazione a scapito dell’artigianalità. Bisognava allargare il mercato dei profumi e tra le tante idee si è scelto di attribuire un genere alle fragranze. Rivolgersi al pubblico di massa significava fare più soldi, e per questo si è scelto di intraprendere questa strada.

Ovviamente l’ampliamento del mercato, e la sua industrializzazione, ha introdotto strumenti che un certo tipo di marketing ha utilizzato per spingere vendite e profitti. Orientare un consumatore alla scelta è un fattore determinante per superare la concorrenza e creare un’abitudine di acquisto. Da qui la spinta verso stereotipi di genere, come “le fragranze aspre e legnose sono maschili” e “quelle dolci e floreali femminili”. Un modo come un altro per spianare la strada a scelte facili e immediate!

Profumi in esposizione a Pitti Fragranze 2018

Per rendere ancora più forte questo concetto, cito una frase di uno dei maggiori profumieri degli ultimi 40 anni, Jean Claude Ellena, che in un’intervista affermava: “il mio talento è stato quello di non seguire il mercato. Riuscire a non farmi condizionare dal processo economico. L’economia è un orco che ama sempre gli stessi cibi e offre sempre gli stessi piatti”.

Il compito di un creatore di profumi è quello di disarcionare il gancio dello stereotipo dalla mente di chi ama le fragranze. Se l’economia cambia l’approccio alle essenze, l’arte deve raccontare l’approccio creativo alla creazione di un profumo. Molti profumieri indipendenti si sono opposti a questo tipo di approccio standardizzato, cercando di valorizzare l’esplorazione e la scoperta dell’unicità delle fragranze.

Per fortuna molte persone negli anni hanno rifiutato questa forma di omologazione. Per esempio tantissime donne usano da sempre profumi promossi come maschili semplicemente perché appassionate di note legnose, e che naturalmente non trovavano nelle fragranze indicate come femminili.

Il mio piccolo suggerimento è quello di approcciarsi a un profumo con la purezza e l’innocenza di un bambino, con la voglia di scoprire da soli le sensazioni che suscita facendo appello alla propria anima e non alla ragione. Sono le persone a indossare un profumo e ognuno dovrebbe avere la libertà di sceglierlo senza contaminazioni di genere.